L’unica cosa nell’ultimo giorno del mondo

Prima di scrivere sul blog, la maggior parte dei post li annoto su un block notes. Non perché io sia irrimediabilmente grafomane, o non solo, ma perché in questo periodo Eliandro vuole vedermi accanto a sé. Così ci accoccoliamo tutti e due sul divano (o tutti e tre, con Lemuele) e nella maggior parte dei casi lui se ne sta buono. A guardarmi e “sentirmi”.

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Nascite e rinascite

Tepore, primavera che si annuncia, peccati di gola a base di cioccolato, fioriture a sorpresa su distese teneramente verdi: ecco cosa evoca in me la pasqua, nella sua valenza più laica e terrena.
Mi viene in mente la rotondità dell’uovo, la curiosità gialla del pulcino, fecondità che germoglia e si fa reale. Intuizione che diventa materia con la leggerezza azzurra di un cielo spennellato di fresco, con la speranza di sole. Gemme che spingono per la vita, che vogliono farsi fiori e piante, che silenziose e discrete fanno capolino e si trasformano, un’infinità di volte più una dalla nascita del mondo.

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