Bocciata agli esami del sangue

Missione del giorno: sottopormi a prelievo del sangue. Nella comoda cittadina di Chivasso, a soli 25 chilometri circa da casa. Difficoltà: due pupi da portare con me.

Sveglia puntata alle ore 6.30. Dopo un rapidissimo pit-stop in bagno per aggiustare l’aggiustabile, dopo aver racimolato i vestiti sapientemente sparpagliati la sera prima per casa e trascurando –vista l’ora- qualunque orpello o vezzo che possa vagamente risollevare la mia già compromessa immagine, parto con la sveglia dei pupi.

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Pupi e papi

altalenaQuando i papà si avvicinano ai propri pargoli per cambiare loro il pannolino, pur con tutta la buna volontà, riescono a vivere l’impresa come fosse un compito degno di un atleta olimpionico con basi da ingegnere aeronautico e qualche abilità presa in prestito da Houdini. Del resto, qualche dote del celebre mago di sicuro ce l’hanno: riescono sempre a far scomparire i pannolini al momento del bisogno (ma solo alla propria vista, perché i pacchi Pampers&affini sono al posto di sempre), a imbalsamare il piccolo come fosse pronto per essere spedito in un altro continente e a usare la maionese anziché la Pasta di Fissan.

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Extreme shopping

dado con berrettoAndar per negozi con pupo a seguito, parliamone.
L’altro giorno, armata di tanto buon umore e qualche (magro) risparmio, dopo aver sistemato Lemuele dai nonni, sono partita con una volenterosissima amica e con Eliandro alla volta di un noto outlet piemontese. Già nutrivo qualche dubbio sul fatto di ricordare COME SI FA a spendere soldi in abiti e accessori per me. Sì, perché dopo circa due anni -24 mesi- di gravidanze e post partum con allattamento, ho perso l’abitudine a indossare qualcosa che non sembrasse l’accappatoio di barbapapà.

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Mamme coraggiose (il primo vaccino non si scorda mai)

La scorsa settimana ho portato Eliandro a fare il primo vaccino. Ci sono andata tranquilla come una pasqua, visto che con il fratello maggiore non c’era stato nessun problema, tutto liscio come l’olio. E questo dopo una serie di ansie da neofita che manco l’avessero operato a cuore aperto.

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Mamme si impara (spero)

Dicono che quel che conta non è la meta, ma il viaggio. Dicono che comunque sempre il cambiamento porta buono. E io ci credo.
Mi piace tuffarmi nelle novità, la mia testa ha bisogno di stare in fermento per la maggior parte del tempo, di macinare idee (anche usate), di correre dietro a qualcosa, insomma.
E ora come ora, ne ho di cose a cui stare dietro. Che poi in realtà quelle principali sono solo due, ma fanno per duecento: i miei pupi, 16 mesi il primogenito, 3 il secondo.

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