Quel mazzolin di sedani

Qualche tempo fa Federico mi coglie in contropiede chiedendomi “Perché non facciamo l’orto?”. Il mio primo pensiero (quantomai azzeccato) è stato che tra pupi, animali e altri simili svaghi ci mancava giusto la verdura fai da te.

“Ehm bè, boh, mah… è necessario?” Al che lui mi elenca tutti i vantaggi di una propria coltivazione, dal risparmio, al sai cosa mangi, allo stile di vita ecosostenibile. “Evabbè, facciamo l’orto”, capitolo. In fondo con ’sta crisi galoppante ce l’hanno un po’ tutti, chi sul balcone, chi nel ritaglio di terra dietro casa, chi nella vasca da bagno con idromassaggio. È la moda del momento, come se avere un ciuffo di prezzemolo sul davanzale insieme al geranio ci salvasse da inflazione e impennate di spread.
In più, se davvero ci toccherà di restare senza una lira, mi sarò portata avanti col lavoro e sarà meglio cibarsi di zucchine e peperoni piuttosto che di sole bacche selvatiche.

Passa qualche settimana e io mi sono un po’ persa i lavori di fresatura dietro casa. O forse è stato un chiaro esempio di rimozione, il fatto che io non sia mai andata a sbirciare l’appezzamento che il mio scriteriato fidanzato stava preparando.

Poi decidiamo che è giunto il momento della semina. Domenica mattina scorsa, dopo aver vestito i bambini come mesti Oliver Twist perché non si infangassero troppo, scendiamo “a dare una mano a papà”.
Ed è lì, che mi cade la zappa. Perché il grazioso fazzoletto di terra che mi aspettavo sono circa 400 metri quadrati di orto su due file ritagliate alla pendenza collinare, roba che mi sono vista in quella soap-opera ambientata nelle piantagioni di caffè brasiliane, dove poveri braccianti chini su se stessi dissodano zolle sotto il sole a picco. Ecco. In più sono donna e con due nani, che forse è un po’ presto per buttarli nel mondo della coltivazione diretta.
La successiva immagine mentale è stata quella di una me stessa rassegnata alle mani callose e ricurva a terra con un paio di pargoli legati sulla schiena con un vecchio lenzuolo, come nella migliore tradizione del Burkina Faso. Cruel world.

Comunque quel mattino me la sono cavata con poco, un po’ inseguendo Lemuele a caccia di grilli, un po’ consolando Eliandro che steso su una coperta sotto un albero ha esaurito rapidamente il suo entusiasmo per la nuova attività agricola, consistente per lui nell’osservare foglie mosse dal vento.

Dopo pranzo, però, i bambini –traditori- si sono abbandonati al sonno dei giusti e io non ho avuto scampo. Cipollotti, tre varietà di insalata, zucchini, sedani, pomodori, peperoni e peperoncini: abbiamo piantato per tutti i gusti. Alla fine ho dovuto ammettere che non è male osservare il risultato –mal di schiena a parte.

Peccato che questo sia solo l’inizio della lunga e insidiosa stagione del contadino.
In effetti a quelli che coltivano la terra i massaggi dovrebbe passarli la mutua. E anche a quelli coi figli piccoli. Quindi, per me, doppia razione.
Ma vuoi mettere con la soddisfazione di vedere le tue piantine crescere e poi trovartele nel piatto? Devono avere tutto un altro sapore… è proprio evidente, eh, che sto cercando di autoconvincermi?

Che poi a esser sincera ho pensato più di una volta che mi piacerebbe fare un lavoro di questo tipo, a contatto con la terra e con la natura. Magari alternandolo a quello intellettuale, sicuramente ritroverei una parte di me che mi manca, nello stare tutto il giorno davanti a un pc. Fa parte della mia contraddittoria natura, l’aver bisogno di un ufficio ma anche di un giardino. Anche se. Forse mi passerà questa fantasia la prima volta che dovrò fare la mezza maratona per annaffiare il mio orticello.

Oppure mi ci appassionerò. A vedere ciuffi verdi fare capolino e la terra colorarsi a macchie ben disegnate, come il più creativo dei puzzle. Magari finisce che NON abbandono capra e cavoli e scelgo di vivere come Devis Bonanni (tanto come pecoranera già mi sento a mio agio). Per fare meno parole e più gesti essenziali. Chissà, sperimentando si impara.
Comunque il fatto che abbiamo cominciato la semina, senza saperlo, proprio nella Giornata della Terra, mi è sembrato di buon auspicio.

(Che poi tenere un blog è un po’ come curare un orto, no? Si piantano semini coi propri pensieri sperando che poi, crescendo, regalino a chi legge qualche breve emozione).

Il jolly è: seminare tutto dove si può

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7 thoughts on “Quel mazzolin di sedani

  1. Ahahahah…ma sei proprio un fenomeno!! Per il mal di schiena non si può far molto, ma per le mani suggerirei un paio di guanti, in modo da evitare il peggio! Per quanto riguarda i nani…non è mai troppo presto per iniziare ad amare la terra, perchè la terra è MADRE (pachamama) ed ogni suo figlio dovrebbe imparare ad amarla fin da subito per imparare a rispettarla, ed oggi più che mai ne ha davvero bisogno! Kissessnic

    • Hai ragione. Al di là di ogni scherzo quello che spero è proprio che i bambini cominciano da subito ad amare e rispettare la natura e tutto quello che gli appartiene. E pazienza per la mia schiena!!

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