Post sul post partum n° 1

ciabatteSon così numerose, le gioie del post partum, che a volerle elencare non si sa da che parte cominciare. Qualunque tipo di parto tu abbia avuto, subito dopo (e il subito non finisce proprio in un batter d’occhio) sei una donna disfatta. Chi più chi meno, questione di nuance.

Dimentichiamo per un attimo la poesia di essere finalmente mamma, e concentriamoci spietatamente su ciò che resta di un essere umano dopo esser stato attraversato da un altro essere umano, dolce e bellissimo, ma non innocuo e minuscolo come sembra una volta adagiato nella sua culletta. Ho letto da qualche parte che tutte le donne vogliono un parto naturale fino a quando non hanno un parto naturale.
In effetti lo capisco bene, ma io sono recidiva. E di parti naturali ne ho avuti ben due, ma morale corrente e un briciolo di buongusto mi proibiscono di divulgarne i dettagli. (Occhio, però: ho visto donne, in camera con me, rientrare dalla sala parto saltellando con il pargolo in braccio come di ritorno da un party).

Comunque. Subito dopo la degenza in ospedale, dove hai passato buona parte del tuo tempo a capire come funziona quel giocattolino nuovo e rumoroso, ti trovi catapultata a casa, che è sempre la stessa ma dove nulla è come prima, a partire dalla montagna di oggettini più o meno ingombranti per il bimbo che nascondono quello che un tempo era il tuo panorama abituale. E che sono destinati a moltiplicarsi esponenzialmente e compatibilmente con la generosità di parenti e amici. Insomma non esistono più i tuoi spazi, né fisici né psicologici.
Tanto per cominciare quel tuo dolce cucciolo d’uomo (ma più di donna, a questo punto) ama sopra ogni altra cosa le braccia della sua mamma. E qui nasce il mio primo personalissimo (ma frequentemente condiviso) problema semi-permanente: la cervicale. Non è detto che capiti a tutte, ovviamente. Molte lamentano infatti fastidi al tunnel carpale, alle braccia, alla sciatica, alla schiena, alle ginocchia, ai polpacci, alle piante dei piedi… Alcune anche niente, eh (ci credete?).

Ma questo è nulla in confronto alla stanchezza cronica dei primi tempi. Roba che ti addormenteresti a un concerto dei Metallica (ma tanto non puoi, perché i concerti per adesso scòrdateli). Sì perché l’assillo numero uno di tutte le mamme è: il nutrimento. Se i pupi sono affamati di loro, reclamano ogni poco. Se sono pigri, tocca a te tenere il tempo delle poppate. E in entrambi i casi, allattare mediamente ogni tre ore non è esattamente un metodo terapeutico per combattere i disturbi del sonno.

Così, se li allatti al seno ti trasformi in una specie di Mucca Carolina always on. Immagine pittoresca, peccato che se il vitellino tarda un attimo l’ora del pranzo, trasudi latte come una mozzarella tirata fuori dal frigo in agosto. E stai pur certa che se questo ti capita mentre sei in giro o in mezzo alla gente, le coppette assorbilatte le avrai dimenticate o per qualche imperscrutabile motivo saranno malmesse, e qualsiasi cosa tu stia facendo, ti compariranno simpatiche e dilaganti chiazze sul vestito nuovo (o quantomeno pulito).

Certo, l’aspetto da maggiorata può anche avere il suo fascino, ma il fatto che ogni tre per due tu debba controllare che le tue tette non prendano iniziative autonome, toglie al tuo decolté un po’ di poesia.(Non conosco le controindicazioni specifiche delle donne che allattano col biberon, ma sono certa che alzarsi nella notte a occhi chiusi per scaldare una bottiglietta di latte non sia il massimo della goduria. Per esempio.)

A proposito di sex appeal: panza, basta la parola. Bellissimo il fatto che hai appena fatto un pupo straordinario e paffutello, ma perché il corpo deve conservarne la memoria? A che serve? Lui è fuori, l’utero è un attimo che ritrova posto e dimensioni. E allora quella trippa attorno ai fianchi che fa tanto salvagente, quali vantaggi ti dà? Un appiglio per tuo figlio se stesse per affogare? Ma mica siamo cetacei, mannaggialamiseria. Ecco, questa Madre Natura se la poteva studiare un po’ meglio.

[to be continued – mica son finite qua le cose fighe del post partum!]

Il Jolly è: tener duro, Ha da passà ‘a nuttata

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6 thoughts on “Post sul post partum n° 1

  1. anch’io così, nei primi due parti. poi con la terza ho avuto tutte le rivincite perché ho fatto come volevo io: tutto! dolore del parto a parte (ma vissuto in tutt’altro modo rispetto ai primi due), il resto è stata un’immensa gioia, un innamoramento totale, ormonale, chimico, famelico, paradisiaco durato (come fossi in trance) per tutto il primo mese. ho partorito a casa, con due bravissime ostetriche: un rispetto per i miei tempi e il mio corpo e la mia bambina che ho per la prima volta vissuto e che ti sconvolgono (positivamente!) e ti danno un’energia che non sei più una donna disfatta (il primo parto: che sconvolgimento totale! che disfattezza delle membra e della mente): sei una dea, irradiante e meravigliosa.

    • ti capisco perfettamente. Il parto è proprio un capitolo a sè nella vita di una donna. io ne ho avuti 2 e così diversi uno dall’altro che potrei scriverci un libro. il primo molto medicalizzato, mio malgrado, il secondo decisamente più “naturale”, quindi, come dici tu, “vissuto”. tutta un’altra cosa, ho capito solo lì cosa significa partorire in modo attivo. Dopo sì, ti senti quasi (onni)potente

  2. idem come sopra. anch’io 2 parti naturali ma ne sono contenta. anch’io allattamento a oltranza. io però ho l’orgoglio di poter aggiungere una bella pubalgia che è da un anno che mi porto dietro e credo mi terrò x sempre finché mi metteranno una placca di metallo quando tutto si sarà sfasciato…

    • ecco, quando si dice aver fortuna!;-) mi sa che è una prerogativa delle mamme, ahimè, anche se in forma e misure diverse… diciamo che le cose più belle hanno un prezzo salato!

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