Pupi e papi

altalenaQuando i papà si avvicinano ai propri pargoli per cambiare loro il pannolino, pur con tutta la buna volontà, riescono a vivere l’impresa come fosse un compito degno di un atleta olimpionico con basi da ingegnere aeronautico e qualche abilità presa in prestito da Houdini. Del resto, qualche dote del celebre mago di sicuro ce l’hanno: riescono sempre a far scomparire i pannolini al momento del bisogno (ma solo alla propria vista, perché i pacchi Pampers&affini sono al posto di sempre), a imbalsamare il piccolo come fosse pronto per essere spedito in un altro continente e a usare la maionese anziché la Pasta di Fissan.

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Post sul post partum n° 2

ciabatteDicevamo di come ci si sente nel primo periodo dopo il lieto evento. In sunto: si è stanche, ma stanche è un eufemismo. Fuori forma, anche, perché nella migliore delle ipotesi nelle ultime settimane prima del parto sarai riuscita a malapena a trascinarti da un divano a un letto (ginnastica base), a fare qualche passeggiata stile pensionato ottuagenario (non per tutti), e a piegarti quanto basta per allacciare le scarpe (sport estremo).
Non avrai voglia di ricevere la visita -magari pure a sorpresa- della cugina dell’amica di tua zia, che in condizioni di normalità non ti avrebbe salutata per strada, ma trova sia una splendida idea venire a fare un salutino al pupo (che ha 2 giorni di vita) ora che tu sei in pigiama, ma sporco, con le occhiaie tatuate e spettinata come se fossi appena uscita dalla galleria del vento. E con il desiderio di socializzare di una cavia con il suo vivisezionatore. Continua a leggere

Post sul post partum n° 1

ciabatteSon così numerose, le gioie del post partum, che a volerle elencare non si sa da che parte cominciare. Qualunque tipo di parto tu abbia avuto, subito dopo (e il subito non finisce proprio in un batter d’occhio) sei una donna disfatta. Chi più chi meno, questione di nuance.

Dimentichiamo per un attimo la poesia di essere finalmente mamma, e concentriamoci spietatamente su ciò che resta di un essere umano dopo esser stato attraversato da un altro essere umano, dolce e bellissimo, ma non innocuo e minuscolo come sembra una volta adagiato nella sua culletta. Continua a leggere

Vi presento un’amica

Bodò ospita una Mamma di razza: mi ha divertito un sacco con il suo “Manuale di sopravvivenza” e i “Dialoghi surreali con l’armadio Nerone”. Qui ci spiega perché ‘sto principe azzurro non lo acchiappiamo mai. Tutto il resto lo trovate qui (e vi assicuro che vale la pena farci un giro).

Girandomi e rigirandomi nel letto, alla ricerca di una risposta all’eterno dilemma, finalmente l’ho trovata. Una passa tutta l’adolescenza a cercare il principe azzurro, salvo poi doversi mettere il cuore in pace non riuscendo a spiegarsi perché tra la favola e la realtà ci passino quei due o tre trilioni di corna, qualche imbecille di professione, mammoni a non finire e uomini senza palle.
Ed ecco che quando meno te l’aspetti vedi la luce.

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Quello che i numeri non dicono

nel boscoEccolo qua, lo sento questo numero 37 che mi si arrampica addosso, è arrivato silenzioso, in punta di piedi, un passo dietro l’altro per non farsi notare. Eccolo, è approdato, è il suo momento di farsi festeggiare, ora è sulle mie spalle e ne vede di cose da lì.
Perché ce ne sono state, di cose, dal 18 aprile del 1975 ad oggi. Così tante che a ripensare indietro ripesco giorni che mi sembrano di una vita non mia. Mi sembrano pezzi di altre storie, con protagonisti diversi. Attori che quasi non riconosco, mode e momenti che non mi pare di aver vissuto, parole che mi sembra impossibile aver detto, sensazioni che ormai sono addormentate sotto la pelle.

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Parole inutili per un post retorico

corsa nel pratoMettere al mondo un figlio oggi, una sfida che fa venire i brividi. Per quello che gli offri, per quello che gli mancherà. Un mondo pieno di brutture strombazzate con poco pudore da giornali e tv. L’insensatezza umana che diventa show, l’arroganza come principale forma di comunicazione. Il razzismo, questa fobia di tutto quello che ha un colore, una forma, un passato, un pensiero diversi. Il sessismo, questa ricerca di parità che il più delle volte è un livellamento verso il basso.

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Extreme shopping

dado con berrettoAndar per negozi con pupo a seguito, parliamone.
L’altro giorno, armata di tanto buon umore e qualche (magro) risparmio, dopo aver sistemato Lemuele dai nonni, sono partita con una volenterosissima amica e con Eliandro alla volta di un noto outlet piemontese. Già nutrivo qualche dubbio sul fatto di ricordare COME SI FA a spendere soldi in abiti e accessori per me. Sì, perché dopo circa due anni -24 mesi- di gravidanze e post partum con allattamento, ho perso l’abitudine a indossare qualcosa che non sembrasse l’accappatoio di barbapapà.

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