Mamme si impara (spero)

Dicono che quel che conta non è la meta, ma il viaggio. Dicono che comunque sempre il cambiamento porta buono. E io ci credo.
Mi piace tuffarmi nelle novità, la mia testa ha bisogno di stare in fermento per la maggior parte del tempo, di macinare idee (anche usate), di correre dietro a qualcosa, insomma.
E ora come ora, ne ho di cose a cui stare dietro. Che poi in realtà quelle principali sono solo due, ma fanno per duecento: i miei pupi, 16 mesi il primogenito, 3 il secondo.

È andata che alla veneranda età di 35 anni ho cambiato casa e paese, ho messo al mondo la prima creatura e ho cominciato il mio rocambolesco training nel rutilante mondo della maternità. Non era proprio una scampagnata nel bosco, ma il mio nuovo status di donna con pargolo e corredo di pannolini-ciuccetti-microtutine non mi spiaceva affatto.
Tanto non mi spiaceva che 4 mesi dopo ero incinta di nuovo. A dire il vero non me ne sono accorta subito. Quando ho fatto finalmente il test (bingo! due test all’attivo, due positivi) e sono andata dal ginecologo, la prima cosa che l’illustre e paziente medico mi ha detto è stata “signora, se aspettava ancora un altro po’, arrivava in tempo per il parto”. Evviva. Dopo soli 6 mesi sarei diventata bi-mamma.
Evviva sì, ma che ansia. Vero che: “i due piccoli cresceranno insieme”, “si faranno tantissima compagnia” e “hai già tutte le cose pronte e nasce pure nello stesso periodo del primo”. Tutto vero, ma alla mamma chi ci pensa?
Comunque è stato proprio così: tante cose, tipo la culla e il fasciatoio, non hanno fatto nemmeno un giro in cantina. Sono rimaste lì, al loro posto, in attesa del nuovo arrivo (almeno la fatica del riordino me la sono risparmiata). Non me ne vogliano le amiche neo-mamme a cui avevo promesso abiti pre-maman e articoli per la prima infanzia.

Ed eccoci qui, ieri notti bianche, oggi notti in bianco. Con la certezza ormai scientifica che 1 più 1 fa molto più di 2. E sono pronta a dimostrarlo, altro che Pitagora. Davanti a me, la carriera più impegnativa, totalizzante e affascinante al mondo, quella di mamma. E la speranza che sia vero, che a far la mamma si impara.
Ma in cambio: un mondo nuovo di pacca che prima potevo soltanto intuire, su cui ho spalancato tutte le mie finestre. E che bella aria di primavera entra da lì!

Il jolly è: buona volontà (come se piovesse)

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4 thoughts on “Mamme si impara (spero)

  1. Il primo erede aveva 7 mesi quando abbiamo pensato al secondo. Poi la piacevolissima sorpresa è arrivata due anni più tardi, con il terzo (ed ultimo!) erede. Il primo pensiero, relativo alle nottate da incubo e di fronte a tutto il complicatissimo pacchetto “mondo bimbo” è stato: “peggio di così non può andare!”. E così è stato: non cambia stare svegli 24 ore su 24 per un solo nano-mostro piuttosto che stare svegli 24 ore su 24 per due nano-mostri o stare svegli le solite, sempre quelle, 24 ore su 24 per tre nano mostri: 25 ore al giorno per fortuna non sono ancora riusciti a piazzarle! Quindi, coraggio! Il complicato passa in fretta!
    Bacio bacio di solidarietà!
    (Risparmio la solita faccenda del “vedrai che poi è peggio” perchè credo che neanche l’adolescente più adolescente del mondo possa competere con il circo delle pappe, le notti passate cullando il pupo e tutte le acrobazie a cui si è costretti per mettere in atto una qualsiasi cosa sia pur banale e logica)
    Buon tutto. Pomella

    • tu dici che il peggio NON deve ancora venire? guarda che ti prendo in parola, eh! (certo che tre sono tanti… ma dici che si fa? mah, vedremo…)
      Mille grazie per l’incoraggiamento, ce n’è sempre gran bisogno!

      • 😉
        La legge universale sul numero tre è che “col primo si sterilizza, col secondo si lava e col terzo si soffia”. E secondo te, quale dei tre cresce sicuramente meglio?
        Il peggio sta passando, vedrai…! Poi, diventa tutto difficilissimo ma molto divertente e di gran soddisfazione!

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